Filippo Tuena e il suo capolavoro sull’antartide

Sento che ci sia stato un prima e un dopo, e molto di rado succede.

Copertina ediz. IlSaggiatore

Che dire: capolavoro. Il libro parla di una spedizione, quella che doveva essere LA spedizione: essere i primi a raggiungere il punto che nessuno, prima di allora, era riuscito a raggiungere. Siamo al Polo Sud, siamo nel 1910, e la posta in gioco è altissima: la spedizione non è più una gara con se stessi, ma anche e soprattutto contro i norvegesi, partiti nello stesso momento alla conquista di uno spazio che non ha mai visto in faccia nessun essere umano. A capo della spedizione inglese: Scott. A capo di quella norvegese: Amundsen. A capo del profondo sud: il bianco, il gelo, un sole che non si muove.
La storia non la conoscevo, ma non ce n’è stato bisogno. Non c’è bisogno di aver mai visto neanche la neve, comunque: Tuena è bravissimo nelle descrizioni e il suo stile ti proietta esattamente lì, nel mezzo dell’azione. La neve la senti sulle tue mani, sul tuo pigiama, la vedi vorticare davanti ai tuoi occhi e il freddo degli esploratori è lo stesso freddo che senti tu.

Lo consiglio a chiunque ami la letteratura di viaggio, le avventure, le storie vere, ma anche a chi piace la poesia – perché questo libro, nella sua interezza, è una lunga, bellissima, poesia. 

Se vi ho appena un po’ incuriositi, ecco l’incipit del libro:

“Antartide, 1912. Il capitano Scott e i suoi compagni si spingono  no al polo sud, determinati a essere i primi uomini a raggiungerlo. Ma il 17 gennaio la Union Jack non è destinata a sventolare: una bandiera nera si fa beffe di lei; i norvegesi guidati da Amundsen sono arrivati prima, la spedizione britannica ha fallito. Scott e compagni hanno attraversato una landa desolata, trainando le slitte nel bianco più accecante che esista e s dando il gelo che sfigurava i loro volti e le tormente che deformavano i loro pensieri. Hanno affondato le gambe nella neve fresca, sacrificato le dita di mani e piedi, mangiato i propri pony, tutto pur di raggiungere il limite estremo del mondo. Ora, custoditi dal ghiaccio, non torneranno mai più a casa. A raccogliere la loro storia sarà un narratore spettrale e innominato, dallo sguardo attento e pietoso.”

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